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Franca Pisani (1956) - Templi abbandonati
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Franca Pisani (1956) - Templi abbandonati

“Templi abbandonati” appartiene al ciclo maturo di Franca Pisani dedicato al mito, all’archeologia e alla memoria delle civiltà scomparse, sviluppato tra la fine degli anni Duemila e la grande personale “Attraversamenti” a Palazzo Sant’Elia, Palermo, nel 2010. In questo lavoro l’artista costruisce una superficie fortemente materica, ottenuta con ossidi, rame e foglia d’oro, che richiama la pelle corrosa di un reperto antico riesumato dal tempo. La composizione è dominata da una fascia orizzontale in rilievo, quasi un fregio archeologico o una trabeazione sospesa, che attraversa l’intera larghezza della tela come un architrave spezzato di un tempio arcaico. La cromia è calda e drammatica: i bruni e i neri degli ossidi si stratificano sull’oro, creando riflessi cangianti che mutano con la luce e accentuano l’idea di rovina nobile e sacra. Il titolo “Templi abbandonati” allude a un paesaggio mentale più che reale, dove l’architettura sacra sopravvive come traccia, impronta, reliquia di una memoria collettiva. Pisani, formatasi negli anni Settanta nel clima della Poesia Visiva accanto a figure come Eugenio Miccini, ha progressivamente riportato il suo lavoro al “manufatto” e alla forza del segno e della materia, fino a sviluppare un personale “codice archeologico” fondato su sabbie, metalli e ossidi che evocano reperti, iscrizioni, alfabeti perduti. In questo senso l’opera dialoga idealmente con la grande tradizione della pittura materica europea, da Burri fino alle imponenti architetture corrose di Anselm Kiefer, oggi al centro di nuove attenzioni anche in Italia in occasione dei giochi olimpici; ma Pisani declina il tema con una sensibilità tutta mediterranea per il mito, la luce e il paesaggio toscano. La carriera dell’artista è di respiro internazionale: è stata invitata tre volte alla Biennale di Venezia, ha esposto in sedi come il Centre Pompidou di Parigi, l’Hamburger Bahnhof di Berlino, nonché in musei e spazi istituzionali in Italia e all’estero. Nel 2013 un suo Autoritratto è entrato nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi, segnando il riconoscimento istituzionale del suo percorso. Recentemente Pisani è stata protagonista di incontri e mostre monografiche, tra cui la conferenza “Sette anni di arte concettuale a Firenze (1974–1981)” agli Uffizi nel 2023 e la grande antologica “Il balcone del cielo” a Pietrasanta tra il 2024 e il 2025, che hanno riacceso l’attenzione critica e collezionistica sul suo lavoro. “Templi abbandonati” si colloca in questo percorso come opera di riferimento per il periodo materico legato al mito e all’archeologia, sia per il formato importante sia per la partecipazione alla mostra “Attraversamenti”, considerata dalla critica uno snodo fondamentale dell’evoluzione segnica dell’artista. La combinazione di dimensioni imponenti, ricchezza materica e provenienza espositiva rende questo dipinto particolarmente adatto a collezionisti interessati all’arte italiana contemporanea di area concettuale-materica e a chi ricerca lavori capaci di dialogare con le grandi esperienze internazionali della pittura di memoria, da Kiefer alle ricerche sul paesaggio archeologico. Accompagnato da autentica e pubblicato sul catalogo della mostra museale come riporta anche l’annotazione. Negli ultimi anni le opere di Franca Pisani sono state presenti regolarmente nelle aste italiane, con stime e aggiudicazioni crescenti soprattutto per i grandi formati materici e per i lavori esposti in mostre istituzionali. Proporre in asta una tela come “Templi abbandonati”, legata a un’esposizione museale e a un tema oggi nuovamente centrale nel dibattito artistico, offre quindi un’interessante opportunità sia dal punto di vista collezionistico sia in un’ottica di rivalutazione futura delle sue quotazioni.

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“Templi abbandonati” appartiene al ciclo maturo di Franca Pisani dedicato al mito, all’archeologia e alla memoria delle civiltà scomparse, sviluppato tra la fine degli anni Duemila e la grande personale “Attraversamenti” a Palazzo Sant’Elia, Palermo, nel 2010. In questo lavoro l’artista costruisce una superficie fortemente materica, ottenuta con ossidi, rame e foglia d’oro, che richiama la pelle corrosa di un reperto antico riesumato dal tempo.

La composizione è dominata da una fascia orizzontale in rilievo, quasi un fregio archeologico o una trabeazione sospesa, che attraversa l’intera larghezza della tela come un architrave spezzato di un tempio arcaico. La cromia è calda e drammatica: i bruni e i neri degli ossidi si stratificano sull’oro, creando riflessi cangianti che mutano con la luce e accentuano l’idea di rovina nobile e sacra. Il titolo “Templi abbandonati” allude a un paesaggio mentale più che reale, dove l’architettura sacra sopravvive come traccia, impronta, reliquia di una memoria collettiva.

Pisani, formatasi negli anni Settanta nel clima della Poesia Visiva accanto a figure come Eugenio Miccini, ha progressivamente riportato il suo lavoro al “manufatto” e alla forza del segno e della materia, fino a sviluppare un personale “codice archeologico” fondato su sabbie, metalli e ossidi che evocano reperti, iscrizioni, alfabeti perduti. In questo senso l’opera dialoga idealmente con la grande tradizione della pittura materica europea, da Burri fino alle imponenti architetture corrose di Anselm Kiefer, oggi al centro di nuove attenzioni anche in Italia in occasione dei giochi olimpici; ma Pisani declina il tema con una sensibilità tutta mediterranea per il mito, la luce e il paesaggio toscano.

La carriera dell’artista è di respiro internazionale: è stata invitata tre volte alla Biennale di Venezia, ha esposto in sedi come il Centre Pompidou di Parigi, l’Hamburger Bahnhof di Berlino, nonché in musei e spazi istituzionali in Italia e all’estero. Nel 2013 un suo Autoritratto è entrato nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi, segnando il riconoscimento istituzionale del suo percorso. Recentemente Pisani è stata protagonista di incontri e mostre monografiche, tra cui la conferenza “Sette anni di arte concettuale a Firenze (1974–1981)” agli Uffizi nel 2023 e la grande antologica “Il balcone del cielo” a Pietrasanta tra il 2024 e il 2025, che hanno riacceso l’attenzione critica e collezionistica sul suo lavoro.

“Templi abbandonati” si colloca in questo percorso come opera di riferimento per il periodo materico legato al mito e all’archeologia, sia per il formato importante sia per la partecipazione alla mostra “Attraversamenti”, considerata dalla critica uno snodo fondamentale dell’evoluzione segnica dell’artista. La combinazione di dimensioni imponenti, ricchezza materica e provenienza espositiva rende questo dipinto particolarmente adatto a collezionisti interessati all’arte italiana contemporanea di area concettuale-materica e a chi ricerca lavori capaci di dialogare con le grandi esperienze internazionali della pittura di memoria, da Kiefer alle ricerche sul paesaggio archeologico.
Accompagnato da autentica e pubblicato sul catalogo della mostra museale come riporta anche l’annotazione.

Negli ultimi anni le opere di Franca Pisani sono state presenti regolarmente nelle aste italiane, con stime e aggiudicazioni crescenti soprattutto per i grandi formati materici e per i lavori esposti in mostre istituzionali. Proporre in asta una tela come “Templi abbandonati”, legata a un’esposizione museale e a un tema oggi nuovamente centrale nel dibattito artistico, offre quindi un’interessante opportunità sia dal punto di vista collezionistico sia in un’ottica di rivalutazione futura delle sue quotazioni.

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Giulia Couzzi
Esperto
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