Nr. 100265343

Italien - Dokument - AQ Veneziano con nota manoscritta - 1608
Nr. 100265343

Italien - Dokument - AQ Veneziano con nota manoscritta - 1608
Repubblica di Venezia
AQ con leone alato nr. 2008, datato 1608 con ampia nota manoscritta al fronte e al retro.
cm 29,5 X 20,5.Il testo stampato cita i "Signori Soprastanti & Essecutori alle Acque" e fa riferimento a una deliberazione del 12 novembre 1608. Si parla di disposizioni riguardanti la Cancelleria e la conservazione di leggi e documenti ufficiali.Compare il nome Gabriel Coradin Dacier (o simile) come firmatario o notaio, e riferimenti alla famiglia patrizia veneziana Emo.
il senso del documento è il seguente:
"Si certifica, per ordine degli Illustrissimi Signori Soprastanti ed Esecutori alle Acque, in conformità con la deliberazione del 12 novembre 1608, che gli atti registrati presso questa Cancelleria sono conservati secondo le leggi vigenti. Il presente documento attesta ufficialmente [una condizione specifica, probabilmente legata a un individuo della famiglia Emo] affinché abbia valore legale presso gli uffici competenti."
Due secoli prima della riforma postale di Rowland Hill, la Serenissima Repubblica di Venezia tassava già la corrispondenza in partenza, quella dei suoi uffici pubblici
L'AQ può considerarsi il progenitore del francobollo e dell’intero postale, 230 anni prima del Penny Black e della Mulready.
Anticipava un’idea rivoluzionaria: il pagamento dell’importo dovuto a carico del mittente.
Il nome deriva dall’indicazione AQe, troncatura della parola latina aquae; il documento era infatti emesso su istanza dei Savi Esecutori alle Acque.
Si trattava di una «lettera» tassata, anzi pretassata: «dacio delli soldi 4 per lettera», sulla quale -o all’interno della quale- andava inserito il messaggio che si voleva comunicare.
Era in dotazione di tutte le cancellerie delle magistrature dello Stato, le quali, salvo alcune eccezioni, erano obbligate a fruirne per la propria corrispondenza postale, previo il pagamento di quattro soldi, oltre al porto e al dazio.
Quella che può sembrare un’anomalia – lo Stato che tassa se stesso – avveniva in realtà perché l’amministrazione pubblica a Venezia era gestita da privati che ricevevano la carica – quasi sempre esazioni di tributi – dopo una gara d’appalto alla quale partecipavano pagando di tasca propria. Potevano poi rientrare delle spese riscuotendo a loro volta i dazi vinti in appalto.
Gli AQ erano quindi una sovrattassa integrativa rispetto al porto e al dazio, alla cui riscossione era preposto un dacier, un daziario.
L’importo di quattro soldi per ogni lettera serviva a finanziare i lavori di bonifica e pulitura degli alvei dei fiumi Brenta, Muson e Bottenigo.
Gli AQ venivano forati al centro, in corrispondenza dello spillone nel quale erano infilzati e impilati, prassi piuttosto diffusa a Venezia.
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