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S. Bing - Le Japon artistique - 1888
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S. Bing - Le Japon artistique - 1888

Le Japon artistique. Documents d'Art et d'Industrie reunis par Samuel Bing. Paris, Librarie Centrale des Beaux-Arts, 1880-1990. 3 volumi che contengono 36 numeri pubblicati (uno per mese). Ogni numero è riccamente illustrato con figure nel testo e tavole raffiguranti bronzi, ceramiche, sete, ecc., nonché riproduzioni di opere di vari artisti come Hokusai, Kiyonaga, Korin, Utamaro, Toyokouni, ecc. Una rara raccolta ispirata al Japonisme, particolarmente amata dagli artisti Nabis e che poi influenzerà l'Art Noueau. In ottimo stato con normali segni del tempo - antiche firme di proprietà. Senza riserva! Siegfried "Samuel"[1] Bing (Amburgo, 1838 – Vaucresson, 1905) è stato un mercante d'arte e critico d'arte tedesco naturalizzato francese. Poster della mostra su Bing ad Amsterdam, nel 2004 Fondatore della galleria d'arte e negozio L'Art Nouveau - La Maison Bing a Parigi, e della rivista Le Japon artistique, fu un punto di incontro per diversi artisti come Edvard Munch, Auguste Rodin, Henri de Toulouse-Lautrec,Frank Brangwyn,Georges-Pierre Seurat e molti altri. Fu la sua galleria ad ispirare il nome del movimento artistico legato alla Francia dell'epoca, chiamato, appunto, Art Nouveau. Biografia Nato ad Amburgo, in Germania, da una famiglia benestante, suo padre era decoratore industriale di ceramiche. Specializzatosi sull'arte giapponese, Bing studiò prima con suo padre e poi si trasferì a Parigi, nel 1854, per lavorare nella società del padre. Dopo la fine della Guerra Franco-Prussiana, fondò una società per il commercio di opere artistiche, importando principalmente dal Giappone. Durante l'Esposizione Universale del 1867, il padiglione di Bing, ricevette un premio speciale. Da quel momento, il mercante iniziò a farsi un nome all'interno non solo dell'ambiente commerciale ed espositivo, ma anche in quello artistico. Artisti come Henri de Toulouse-Lautrec, Frank Brangwyn, Camille Pissarro, Pierre Bonnard, Georges-Pierre Seurat e Edvard Munch, rimasero colpiti dagli oggetti del Giappone antico e moderno, che il collezionista aveva fatto conoscere all'occidente, e ne trassero ispirazione per le loro opere. Nel 1888, fondò la rivista mensile Le Japone Artistique, che divenne un punto di riferimento per artisti, collezionisti e appassionati d'arte, e che diffuse sempre di più il "gusto orientale". In quegli anni, organizzò una serie di mostre su rari oggetti artistici del Giappone e divenne, a tutti gli effetti, uno dei maggiori collezionisti di ceramiche e stampe giapponesi. Durante un viaggio negli Stati Uniti, nel 1894, commissionatogli dal governo francese per studiare la situazione artistica statunitense[2], Bing incontrò Louis Comfort Tiffany, mastro vetraio, con il quale iniziò una collaborazione. Da lì, continuò il suo viaggio per tutta l'Europa, cercando ispirazione ed artisti per le sue mostre. Il risultato del viaggio fu la nascita, a Parigi, della galleria d'arte L'Art Nouveau - La Maison Bing, che, nel dicembre del 1895 ospitò una mostra di diversi artisti europei, come Georges Lemmen, Édouard Vuillard, Pierre Bonnard, Frank Brangwyn e Toulouse-Lautrec. I lavori in vetro ideati da questi artisti furono eseguiti da Louis Comfort Tiffany, negli Stati Uniti. Nel 1899 i suoi gioielli furono ospitati a Londra, presso la Grafton Gallery. Partecipò nuovamente all'Esposizione Universale di Parigi, nel 1900, dove gli oggetti da lui presentati ebbero un grande successo di pubblico e di critica. Samuel Bing morì a Vaucresson, in Francia, nel 1905. L'anno successivo, a Parigi, si tenne una grande asta per la vendita della maggior parte della sua collezione. L'opera Con la sua opera di diffusione dell'arte giapponese, Samuel Bing riuscì a creare quel gusto, legato alle influenze orientali tipico del periodo. Ispirò e influenzò la produzione artistica, non solo dei personaggi legati all'Art Nouveau, ma anche dei simbolisti, dei nuovi e dei postimpressionisti e più tardi, degli Espressionisti. Il suo lavoro formò il gusto di una società e di un periodo storico, il "gusto orientale", tanto visibile, non solo nell'arte, ma anche nella vita più o meno quotidiana, dai vestiti al trucco, dalla musica all'arredamento. Amanti delle linee semplici e "minimaliste", Bing e gli artisti dell'Art Nouveau si legavano all'idea dell'"opera d'arte totale", una produzione artistica che abbattesse l'idea di superiorità di un'arte rispetto ad un'altra e che fondesse in sé tutte le arti, anche quelle considerate comunemente "artigianato". La destinazione quotidiana degli oggetti artistici, il coabitare di diversi materiali e intenti, elementi presenti in queste opere, superavano la concezione comune di "artistico" e stravolgevano il senso intellettuale ed elitario dello stesso termine di arte. Con gli artisti dell'Art Nouveau e con l'influenza di collezionisti come Bing, l'arte entrò nelle case, divenne oggetto d'uso quotidiano, atto a superare il grigio o, al contrario, l'ostentazione "pacchiana" della vita "comune". Le semplici ed eleganti linee delle opere prodotte, la perfetta finutura, l'idea artistica e non solo utilitaristica, entrò, per la prima volta, a far parte della vita di tutti. In questo senso, ogni oggetto, anche il più comune, si trasformò in opera d'arte ospitata nella quotidianità e nella familiarità delle case divenute, in qualche modo, gallerie d'arte. Il giapponismo (in francese japonisme e japonaiserie) è l'influenza che l'arte giapponese ha avuto sull'Occidente, in particolare sugli artisti francesi. Fu l'artista Philippe Burty, abile incisore, che nel 1873 coniò il termine Japonisme (Giapponismo in lingua italiana) che stava ad indicare l'attrazione e l'interesse dei pittori francesi verso l'arte del Sol Levante. Questa passione per l'arte giapponese non avrebbe avuto luogo se le stampe giapponesi non fossero sopraggiunte in Olanda tramite la Compagnia delle Indie, e poi diffuse in tutta Europa. Queste stampe ritraevano scene di vita quotidiana ed erano impostate sulla rappresentazione bidimensionale, e quindi sul colore piatto e l'assenza di chiaroscuri, ma dinamica; la linea curva, semplice e sinuosa suggeriva l'idea del movimento. Altre caratteristiche sono il taglio fotografico e la prospettiva essenziale. Interessante è l'attenzione dedicata all'elemento dell'acqua e allo studio della figura femminile. Manet, Ritratto di Émile Zola. Sullo sfondo si può notare una stampa giapponese Durante l'era Kaei (1848-1854), molte navi mercantili approdarono in Giappone. In seguito alla Restaurazione Meiji del 1868, il Giappone pose fine ad un lungo periodo di isolamento, aprendosi alle importazioni dall'Occidente, tra cui la fotografia ed alcune tecniche per la stampa, mentre molte stampe ukiyo-e arrivarono in Europa e in America, diventando subito molto conosciute. Il giapponismo cominciò improvvisamente tra il 1850 e il 1870, con la moda di collezionare opere d'arte giapponesi, in particolar modo le stampe ukiyo-e. I collezionisti, gli scrittori e i critici d'arte europei intrapresero molti viaggi in Giappone, soprattutto nei due decenni successivi al 1870; per questo motivo, vennero pubblicati molti articoli sull'estetica giapponese, e vi fu un incremento nella distribuzione di stampe in Europa e, soprattutto in Francia. I più celebri tra questi viaggiatori furono l'economista liberista Enrico Cernuschi, che avrebbe poi fondato a Parigi il museo omonimo, il critico Theodore Duret e il collezionista britannico William Anderson (la cui collezione di stampe giapponesi è ora al British Museum), che visse per alcuni anni ad Edo, insegnando medicina. L'Esposizione Universale di Parigi del 1878 presentò molte opere d'arte giapponesi. Artisti e correnti Van Gogh, La cortigiana (intitolato così da Eisen), 1887. Riproduzione della Grande Onda di Hokusai. La copertina dell'edizione del 1905 de La Mer. Tra gli artisti giapponesi che ebbero una grande influenza, possiamo citare Utamaro e Hokusai. Curiosamente, mentre l'arte giapponese stava diventando sempre più popolare in Europa, la bunmei-kaika (文明開化, l'occidentalizzazione del Giappone durante il periodo Meiji) portò ad una perdita di prestigio per le stampe giapponesi in patria. Gli artisti europei che vennero influenzati dall'arte giapponese furono: Van Gogh, Monet, Manet, Degas, Renoir, Pissarro, Klimt, Charles-Louis Houdard ed altri. Molti dei dipinti di Van Gogh imitano lo stile e i temi dell'ukiyo-e. Ad esempio Ritratto di père Tanguy, che ritrae il proprietario di un negozio di articoli per pittori e artisti, mostra sei ukiyo-e diversi sullo sfondo. Dipinse inoltre La Cortigiana nel 1887, dopo aver trovato un ukiyo-e di Kesai Eisen sulla copertina del giornale Paris Illustré, nel 1886. Nello stesso tempo, collezionava stampe giapponesi ad Anversa. Gli ukiyo-e, con le loro linee curve, i motivi delle superfici colorate e i vuoti, l'asimmetria della composizione e la bidimensionalità, ispirarono anche l'Art Nouveau. La linearità e i motivi curvi divennero dei cliché grafici, influenzando artisti di tutto il mondo. Parallelamente, alla fine del XIX secolo, artisti occidentali hanno iniziato a apprezzare l'arte giapponese, portando ad un ulteriore avvicinamento tra le due tradizioni e culminando in un'arte contemporanea giapponese che può essere definita come globalmente influenzata piuttosto che puramente occidentale, come si evince osservando le stampe sosaku hanga e kindai hanga.[1] Per quanto riguarda l'aspetto musicale, grazie all'influenza di questa corrente, Claude Debussy compose il suo poema sinfonico più conosciuto, La Mer: infatti il compositore francese si ispirò alla Grande onda, una xilografia del pittore giapponese Katsushika Hokusai, che divenne poi la copertina dell'edizione del 1905.

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S. Bing - Le Japon artistique - 1888

S. Bing - Le Japon artistique - 1888

Le Japon artistique. Documents d'Art et d'Industrie reunis par Samuel Bing. Paris, Librarie Centrale des Beaux-Arts, 1880-1990. 3 volumi che contengono 36 numeri pubblicati (uno per mese). Ogni numero è riccamente illustrato con figure nel testo e tavole raffiguranti bronzi, ceramiche, sete, ecc., nonché riproduzioni di opere di vari artisti come Hokusai, Kiyonaga, Korin, Utamaro, Toyokouni, ecc. Una rara raccolta ispirata al Japonisme, particolarmente amata dagli artisti Nabis e che poi influenzerà l'Art Noueau. In ottimo stato con normali segni del tempo - antiche firme di proprietà. Senza riserva!


Siegfried "Samuel"[1] Bing (Amburgo, 1838 – Vaucresson, 1905) è stato un mercante d'arte e critico d'arte tedesco naturalizzato francese.


Poster della mostra su Bing ad Amsterdam, nel 2004
Fondatore della galleria d'arte e negozio L'Art Nouveau - La Maison Bing a Parigi, e della rivista Le Japon artistique, fu un punto di incontro per diversi artisti come Edvard Munch, Auguste Rodin, Henri de Toulouse-Lautrec,Frank Brangwyn,Georges-Pierre Seurat e molti altri.

Fu la sua galleria ad ispirare il nome del movimento artistico legato alla Francia dell'epoca, chiamato, appunto, Art Nouveau.

Biografia
Nato ad Amburgo, in Germania, da una famiglia benestante, suo padre era decoratore industriale di ceramiche. Specializzatosi sull'arte giapponese, Bing studiò prima con suo padre e poi si trasferì a Parigi, nel 1854, per lavorare nella società del padre. Dopo la fine della Guerra Franco-Prussiana, fondò una società per il commercio di opere artistiche, importando principalmente dal Giappone.

Durante l'Esposizione Universale del 1867, il padiglione di Bing, ricevette un premio speciale. Da quel momento, il mercante iniziò a farsi un nome all'interno non solo dell'ambiente commerciale ed espositivo, ma anche in quello artistico.

Artisti come Henri de Toulouse-Lautrec, Frank Brangwyn, Camille Pissarro, Pierre Bonnard, Georges-Pierre Seurat e Edvard Munch, rimasero colpiti dagli oggetti del Giappone antico e moderno, che il collezionista aveva fatto conoscere all'occidente, e ne trassero ispirazione per le loro opere.

Nel 1888, fondò la rivista mensile Le Japone Artistique, che divenne un punto di riferimento per artisti, collezionisti e appassionati d'arte, e che diffuse sempre di più il "gusto orientale". In quegli anni, organizzò una serie di mostre su rari oggetti artistici del Giappone e divenne, a tutti gli effetti, uno dei maggiori collezionisti di ceramiche e stampe giapponesi.

Durante un viaggio negli Stati Uniti, nel 1894, commissionatogli dal governo francese per studiare la situazione artistica statunitense[2], Bing incontrò Louis Comfort Tiffany, mastro vetraio, con il quale iniziò una collaborazione. Da lì, continuò il suo viaggio per tutta l'Europa, cercando ispirazione ed artisti per le sue mostre. Il risultato del viaggio fu la nascita, a Parigi, della galleria d'arte L'Art Nouveau - La Maison Bing, che, nel dicembre del 1895 ospitò una mostra di diversi artisti europei, come Georges Lemmen, Édouard Vuillard, Pierre Bonnard, Frank Brangwyn e Toulouse-Lautrec. I lavori in vetro ideati da questi artisti furono eseguiti da Louis Comfort Tiffany, negli Stati Uniti.

Nel 1899 i suoi gioielli furono ospitati a Londra, presso la Grafton Gallery.

Partecipò nuovamente all'Esposizione Universale di Parigi, nel 1900, dove gli oggetti da lui presentati ebbero un grande successo di pubblico e di critica.

Samuel Bing morì a Vaucresson, in Francia, nel 1905. L'anno successivo, a Parigi, si tenne una grande asta per la vendita della maggior parte della sua collezione.

L'opera
Con la sua opera di diffusione dell'arte giapponese, Samuel Bing riuscì a creare quel gusto, legato alle influenze orientali tipico del periodo. Ispirò e influenzò la produzione artistica, non solo dei personaggi legati all'Art Nouveau, ma anche dei simbolisti, dei nuovi e dei postimpressionisti e più tardi, degli Espressionisti. Il suo lavoro formò il gusto di una società e di un periodo storico, il "gusto orientale", tanto visibile, non solo nell'arte, ma anche nella vita più o meno quotidiana, dai vestiti al trucco, dalla musica all'arredamento.

Amanti delle linee semplici e "minimaliste", Bing e gli artisti dell'Art Nouveau si legavano all'idea dell'"opera d'arte totale", una produzione artistica che abbattesse l'idea di superiorità di un'arte rispetto ad un'altra e che fondesse in sé tutte le arti, anche quelle considerate comunemente "artigianato". La destinazione quotidiana degli oggetti artistici, il coabitare di diversi materiali e intenti, elementi presenti in queste opere, superavano la concezione comune di "artistico" e stravolgevano il senso intellettuale ed elitario dello stesso termine di arte.

Con gli artisti dell'Art Nouveau e con l'influenza di collezionisti come Bing, l'arte entrò nelle case, divenne oggetto d'uso quotidiano, atto a superare il grigio o, al contrario, l'ostentazione "pacchiana" della vita "comune". Le semplici ed eleganti linee delle opere prodotte, la perfetta finutura, l'idea artistica e non solo utilitaristica, entrò, per la prima volta, a far parte della vita di tutti. In questo senso, ogni oggetto, anche il più comune, si trasformò in opera d'arte ospitata nella quotidianità e nella familiarità delle case divenute, in qualche modo, gallerie d'arte.
Il giapponismo (in francese japonisme e japonaiserie) è l'influenza che l'arte giapponese ha avuto sull'Occidente, in particolare sugli artisti francesi. Fu l'artista Philippe Burty, abile incisore, che nel 1873 coniò il termine Japonisme (Giapponismo in lingua italiana) che stava ad indicare l'attrazione e l'interesse dei pittori francesi verso l'arte del Sol Levante.

Questa passione per l'arte giapponese non avrebbe avuto luogo se le stampe giapponesi non fossero sopraggiunte in Olanda tramite la Compagnia delle Indie, e poi diffuse in tutta Europa. Queste stampe ritraevano scene di vita quotidiana ed erano impostate sulla rappresentazione bidimensionale, e quindi sul colore piatto e l'assenza di chiaroscuri, ma dinamica; la linea curva, semplice e sinuosa suggeriva l'idea del movimento. Altre caratteristiche sono il taglio fotografico e la prospettiva essenziale. Interessante è l'attenzione dedicata all'elemento dell'acqua e allo studio della figura femminile.


Manet, Ritratto di Émile Zola. Sullo sfondo si può notare una stampa giapponese
Durante l'era Kaei (1848-1854), molte navi mercantili approdarono in Giappone. In seguito alla Restaurazione Meiji del 1868, il Giappone pose fine ad un lungo periodo di isolamento, aprendosi alle importazioni dall'Occidente, tra cui la fotografia ed alcune tecniche per la stampa, mentre molte stampe ukiyo-e arrivarono in Europa e in America, diventando subito molto conosciute.

Il giapponismo cominciò improvvisamente tra il 1850 e il 1870, con la moda di collezionare opere d'arte giapponesi, in particolar modo le stampe ukiyo-e. I collezionisti, gli scrittori e i critici d'arte europei intrapresero molti viaggi in Giappone, soprattutto nei due decenni successivi al 1870; per questo motivo, vennero pubblicati molti articoli sull'estetica giapponese, e vi fu un incremento nella distribuzione di stampe in Europa e, soprattutto in Francia. I più celebri tra questi viaggiatori furono l'economista liberista Enrico Cernuschi, che avrebbe poi fondato a Parigi il museo omonimo, il critico Theodore Duret e il collezionista britannico William Anderson (la cui collezione di stampe giapponesi è ora al British Museum), che visse per alcuni anni ad Edo, insegnando medicina. L'Esposizione Universale di Parigi del 1878 presentò molte opere d'arte giapponesi.

Artisti e correnti

Van Gogh, La cortigiana (intitolato così da Eisen), 1887.

Riproduzione della Grande Onda di Hokusai. La copertina dell'edizione del 1905 de La Mer.
Tra gli artisti giapponesi che ebbero una grande influenza, possiamo citare Utamaro e Hokusai. Curiosamente, mentre l'arte giapponese stava diventando sempre più popolare in Europa, la bunmei-kaika (文明開化, l'occidentalizzazione del Giappone durante il periodo Meiji) portò ad una perdita di prestigio per le stampe giapponesi in patria.

Gli artisti europei che vennero influenzati dall'arte giapponese furono: Van Gogh, Monet, Manet, Degas, Renoir, Pissarro, Klimt, Charles-Louis Houdard ed altri. Molti dei dipinti di Van Gogh imitano lo stile e i temi dell'ukiyo-e. Ad esempio Ritratto di père Tanguy, che ritrae il proprietario di un negozio di articoli per pittori e artisti, mostra sei ukiyo-e diversi sullo sfondo. Dipinse inoltre La Cortigiana nel 1887, dopo aver trovato un ukiyo-e di Kesai Eisen sulla copertina del giornale Paris Illustré, nel 1886. Nello stesso tempo, collezionava stampe giapponesi ad Anversa.

Gli ukiyo-e, con le loro linee curve, i motivi delle superfici colorate e i vuoti, l'asimmetria della composizione e la bidimensionalità, ispirarono anche l'Art Nouveau. La linearità e i motivi curvi divennero dei cliché grafici, influenzando artisti di tutto il mondo. Parallelamente, alla fine del XIX secolo, artisti occidentali hanno iniziato a apprezzare l'arte giapponese, portando ad un ulteriore avvicinamento tra le due tradizioni e culminando in un'arte contemporanea giapponese che può essere definita come globalmente influenzata piuttosto che puramente occidentale, come si evince osservando le stampe sosaku hanga e kindai hanga.[1]

Per quanto riguarda l'aspetto musicale, grazie all'influenza di questa corrente, Claude Debussy compose il suo poema sinfonico più conosciuto, La Mer: infatti il compositore francese si ispirò alla Grande onda, una xilografia del pittore giapponese Katsushika Hokusai, che divenne poi la copertina dell'edizione del 1905.

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