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Arketipo - Adriano Piazzesi (1923–2009) - Sofa - Mod. BOX - Mikrofaser-Gewebe - Farbe Karminrot
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Arketipo - Adriano Piazzesi (1923–2009) - Sofa - Mod. BOX - Mikrofaser-Gewebe - Farbe Karminrot

Divano realizzato dalla prestigiosa ditta ARKETIPO, specializzata in divani di design. Si presenta in condizioni molto buone, con alcuni segni dell'età ma senza macchie. Il modello in questione - mod. BOX - è uno di quelli piuttosto classici e dunque più fruibili. Misure complessive: cm 220 x cm 100 x cm 60, con due braccioli di 25 cm ciascuno per un notevole comfort di appoggio e due comodissime sedute di 85 cm ciascuna. All'occorrenza il divano è sfoderabile e l'altezza della seduta da terra è 33 cm, l'altezza dello schienale da terra è 60 cm (uguale a quella dei braccioli - è tutto un pezzo unico), se aggiungiamo i supporti estraibili per i cuscini si arriva a 73 cm da terra. Realizzato in tessuto microfibra di colore rosso carminio. Il designer ADRIANO PIAZZESI (Firenze 1923-2009). Le doti innate per il disegno lo conducono pressoché naturalmente alla scelta del Liceo artistico a Firenze dove, in opposizione alla cupa atmosfera imperante durante il fascismo, vive un felice periodo di apprendimento artistico grazie anche ad alcuni insegnanti di valore, tra i quali Crepet che l'introduce alla tecnica dell'acquerello, espressione artistica cui si sentiva particolarmente portato. In seguito frequenta la Facoltà di Architettura a Firenze. A questi studi deve la scoperta dell'architettura wrightiana, pur essendo l'indirizzo generale della Facoltà a favore di Le Corbusier. Anche in ragione di tale contrasto, si viene a creare per Piazzesi una situazione di profondo disagio che gli rende impossibile continuare a frequentare l'ambiente universitario, malgrado la stima e l'amicizia che già lo legano ad alcuni insegnanti come Leonardo Ricci e Leonardo Savioli. Già nel 1950 – ventisettenne – è peraltro assai noto proprio nella medesima Facoltà e tra gli studi professionali di architettura per la «straordinaria abilità di esecutore, a mano libera, di suggestive prospettive (...): la sua sapiente penna compiva il miracolo trasformare in efficaci, accattivanti immagini anche le sembianze di modeste villette e di edifici condominiali e industriali di dubbia qualità» Un talento grafico leggendario che porta Piazzesi a un passo dal collaborare – collezionando una serie di “atti mancati” illuminanti per leggere in profondo la sua personalità sensibile e creativa – con gli studi oltreoceano di Walt Disney e Frank Lloyd Wright. Con Enrico Cambi e Luciano E. Nustrini, lavora negli anni 50 e 60 alla progettazione di alcuni edifici, tra i quali – oltre al progetto di una villetta a Scarperia e ai lavori di allestimento della Mostra dell'Artigianato di Firenze, della Fiera e della Triennale di Milano – merita d'essere segnalata la chiesa di San Pancrazio a Cavriglia. Con Gianfranco Ignesti allestisce gli stand Campari in occasione della Fiera del Levante di Bari (di particolare interesse l'intervento ideato per l'edizione del 1955). Si devono invece alla sua collaborazione con Enrico Cambi e Gianfranco Ignesti sia la residenza bifamiliare all'Antella («sotto evidente influsso wrightiano»), sia i gruppi di edifici residenziali a Firenze in via Edimburgo e a Sesto Fiorentino in via di Camporella. Nel 1962 a Palazzo Strozzi a Firenze – ancora con Cambi e Nustrini – è tra i progettisti che partecipano alla Mostra dell'Antiquariato nella casa moderna. In tale occasione – come rileva Carlo Cresti – l'allestimento studiato per l'Appartamento duplex elaborato dal gruppo «si componeva dell'articolata sequenza di differenti spazi su tre piani: risultava indubbiamente la proposta più "architettonica" e stimolante dell'intera mostra con gli elementi di separazione verticale realizzati in mattoni a faccia vista e le superfici dei pavimenti in legno naturale». L'anno successivo – il 1963 – insieme all'amico Carlo Cresti, partecipa al concorso Artemide-Domus, presentando un progetto di lampada da tavolo in materiale plastico raffigurante l'ironica sintesi dell'Uomo mascherato protagonista dell'omonimo celebre fumetto. L'esperienza ludica e peculiarmente congeniale a Piazzesi darà modo al sodalizio di riformarsi qualche anno più tardi nel 1970. In tale data «con reciproco diletto» inventano l'Altare dei Miti, un doppio sedile attrezzato (in laminato plastico) per ambienti di soggiorno abbinato a un modulo votivo parzialmente luminescente sul quale si propone la collocazione di sagome in perspex colorato dell'Uomo mascherato, di Marilyn Monroe e di Che Guevara. L'ironica installazione ottiene un buon successo e dopo essere stato esposta alla XXIV edizione della MIA (Mostra Internazionale dell'Arredamento) di Monza viene segnalata e pubblicata su varie riviste di settore. Ancora sul finire degli anni 60, Piazzesi inizia l'attività di designer, col progetto di una poltrona – Premier (1969) –, priva di struttura metallica o lignea, la cui forma si sostiene e viene mantenuta da un'avvolgente cintura. Sebbene incentrato sul medesimo tema progettuale a suo tempo affrontato per Cassina da Mario Bellini (nel 1967) con il sistema di sedute 932, la famiglia composta da poltrona, divano, tavolino e poggiapiedi ideata da Piazzesi riduce ulteriormente il già scarno abaco di elementi adottato dal designer milanese. Premier propone infatti una semplificazione estrema del modello utilizzando due soli moduli imbottiti di sagoma più elaborata e suadente (semi-cilindrica per la seduta e ad arco ribassato/catenaria rovescia per lo schienale-bracciolo) uniti da un'unica cintura. Sobria ma non “seriosa”, ovvero assai meno “virilmente” industriale della versione belliniana, la coinvolgente formosità dell'insieme, fa apparire Premier forse anche più accattivante e ricettiva della già efficace produzione Cassina. Su questa proposta progettuale la ditta Tre D – che diventerà successivamente ARKETIPO –, nasce e si segnala sul mercato furniture, ottenendo un tale successo da porre le più solide basi per un lunghissimo sodalizio che – pur non senza contrasti – legherà il designer all'azienda per circa 40 anni. Seguono prodotti di rilievo quali Okay (1970), nel quale Piazzesi reinterpreta da par suo quanto Compasso d'Oro, Afra Bianchin e Tobia Scarpa avevano proposto l'anno precedente con Soriana (1969). Di quest'ultimo progetto, prodotto sempre da Cassina, il designer toscano offre una pressoché contemporanea “variante in corso d'opera” partendo dallo stesso concetto informatore. Meglio riuscite e notevolmente più glam dell'originale. Entrambe le versioni – divano e poltrona – sono peraltro rese maggiormente fruibili, oltre che aggraziate e attraenti, dall'essere opportunamente dotate di braccioli: un paio di “poggi” rigonfi laterali stabilizzati mediante un efficace e intuitivo progetto della struttura in acciaio cromato di sostegno dell'imbottito (quattro morbidi blocchi in schiuma poliuretanica sagomata a sofficità differenziata con leggere armature metalliche interne e supporti di appoggio). Talento polivalente, Piazzesi opera nel settore del furniture per circa mezzo secolo. Sovente riconosciuto (specie da esperti e concorrenti di settore) come un autorevole protagonista del gusto plastico-formale, partecipa a innumerevoli edizioni del Salone del Mobile di Milano e alle ricorrenti occasioni espositive di Parigi e Francoforte, sia in veste di designer di prodotto sia come progettista degli stand aziendali (attività, quest'ultima, di cui è senz'altro un raffinato interprete). Designer, ma anche pittore e scultore, Piazzesi approccia il progetto alla luce del rapporto tra l’oggetto e chi lo utilizza; per lui il design non è un accessorio, ma una parte integrante del marketing e della produzione, nel quale riversare la sensibilità artistica e l’attitudine progettuale. Adriano Piazzesi avrebbe potuto intraprendere qualsiasi altra strada: scrittore, poeta, pittore, performer addirittura. E avrebbe comunque avuto una carriera brillante ed eccezionale. Perché Adriano non era un uomo comune. Come non lo è ARKETIPO. E Piazzesi si rese presto conto che la sua arte poteva risuonare all’unisono con l’etica di ARKETIPO, che non a caso è stata la sua collaborazione più lunga e proficua (circa 40 anni). Disponibili la scheda del prodotto, con allegate le istruzioni per l'uso e il certificato di garanzia con indicazione del designer e, in generale, di tutte le notizie sopra fornite. Non spedisco, solo ritiro.

Nr. 102059719

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Arketipo - Adriano Piazzesi (1923–2009) - Sofa - Mod. BOX - Mikrofaser-Gewebe - Farbe Karminrot

Arketipo - Adriano Piazzesi (1923–2009) - Sofa - Mod. BOX - Mikrofaser-Gewebe - Farbe Karminrot

Divano realizzato dalla prestigiosa ditta ARKETIPO, specializzata in divani di design.
Si presenta in condizioni molto buone, con alcuni segni dell'età ma senza macchie.

Il modello in questione - mod. BOX - è uno di quelli piuttosto classici e dunque più fruibili.
Misure complessive: cm 220 x cm 100 x cm 60, con due braccioli di 25 cm ciascuno per un notevole comfort di appoggio e due comodissime sedute di 85 cm ciascuna.
All'occorrenza il divano è sfoderabile e l'altezza della seduta da terra è 33 cm, l'altezza dello schienale da terra è 60 cm (uguale a quella dei braccioli - è tutto un pezzo unico), se aggiungiamo i supporti estraibili per i cuscini si arriva a 73 cm da terra.
Realizzato in tessuto microfibra di colore rosso carminio.

Il designer
ADRIANO PIAZZESI (Firenze 1923-2009). Le doti innate per il disegno lo conducono pressoché naturalmente alla scelta del Liceo artistico a Firenze dove, in opposizione alla cupa atmosfera imperante durante il fascismo, vive un felice periodo di apprendimento artistico grazie anche ad alcuni insegnanti di valore, tra i quali Crepet che l'introduce alla tecnica dell'acquerello, espressione artistica cui si sentiva particolarmente portato.
In seguito frequenta la Facoltà di Architettura a Firenze. A questi studi deve la scoperta dell'architettura wrightiana, pur essendo l'indirizzo generale della Facoltà a favore di Le Corbusier. Anche in ragione di tale contrasto, si viene a creare per Piazzesi una situazione di profondo disagio che gli rende impossibile continuare a frequentare l'ambiente universitario, malgrado la stima e l'amicizia che già lo legano ad alcuni insegnanti come Leonardo Ricci e Leonardo Savioli.
Già nel 1950 – ventisettenne – è peraltro assai noto proprio nella medesima Facoltà e tra gli studi professionali di architettura per la «straordinaria abilità di esecutore, a mano libera, di suggestive prospettive (...): la sua sapiente penna compiva il miracolo trasformare in efficaci, accattivanti immagini anche le sembianze di modeste villette e di edifici condominiali e industriali di dubbia qualità»
Un talento grafico leggendario che porta Piazzesi a un passo dal collaborare – collezionando una serie di “atti mancati” illuminanti per leggere in profondo la sua personalità sensibile e creativa – con gli studi oltreoceano di Walt Disney e Frank Lloyd Wright.
Con Enrico Cambi e Luciano E. Nustrini, lavora negli anni 50 e 60 alla progettazione di alcuni edifici, tra i quali – oltre al progetto di una villetta a Scarperia e ai lavori di allestimento della Mostra dell'Artigianato di Firenze, della Fiera e della Triennale di Milano – merita d'essere segnalata la chiesa di San Pancrazio a Cavriglia. Con Gianfranco Ignesti allestisce gli stand Campari in occasione della Fiera del Levante di Bari (di particolare interesse l'intervento ideato per l'edizione del 1955).
Si devono invece alla sua collaborazione con Enrico Cambi e Gianfranco Ignesti sia la residenza bifamiliare all'Antella («sotto evidente influsso wrightiano»), sia i gruppi di edifici residenziali a Firenze in via Edimburgo e a Sesto Fiorentino in via di Camporella.
Nel 1962 a Palazzo Strozzi a Firenze – ancora con Cambi e Nustrini – è tra i progettisti che partecipano alla Mostra dell'Antiquariato nella casa moderna. In tale occasione – come rileva Carlo Cresti – l'allestimento studiato per l'Appartamento duplex elaborato dal gruppo «si componeva dell'articolata sequenza di differenti spazi su tre piani: risultava indubbiamente la proposta più "architettonica" e stimolante dell'intera mostra con gli elementi di separazione verticale realizzati in mattoni a faccia vista e le superfici dei pavimenti in legno naturale».
L'anno successivo – il 1963 – insieme all'amico Carlo Cresti, partecipa al concorso Artemide-Domus, presentando un progetto di lampada da tavolo in materiale plastico raffigurante l'ironica sintesi dell'Uomo mascherato protagonista dell'omonimo celebre fumetto. L'esperienza ludica e peculiarmente congeniale a Piazzesi darà modo al sodalizio di riformarsi qualche anno più tardi nel 1970. In tale data «con reciproco diletto» inventano l'Altare dei Miti, un doppio sedile attrezzato (in laminato plastico) per ambienti di soggiorno abbinato a un modulo votivo parzialmente luminescente sul quale si propone la collocazione di sagome in perspex colorato dell'Uomo mascherato, di Marilyn Monroe e di Che Guevara. L'ironica installazione ottiene un buon successo e dopo essere stato esposta alla XXIV edizione della MIA (Mostra Internazionale dell'Arredamento) di Monza viene segnalata e pubblicata su varie riviste di settore.
Ancora sul finire degli anni 60, Piazzesi inizia l'attività di designer, col progetto di una poltrona – Premier (1969) –, priva di struttura metallica o lignea, la cui forma si sostiene e viene mantenuta da un'avvolgente cintura. Sebbene incentrato sul medesimo tema progettuale a suo tempo affrontato per Cassina da Mario Bellini (nel 1967) con il sistema di sedute 932, la famiglia composta da poltrona, divano, tavolino e poggiapiedi ideata da Piazzesi riduce ulteriormente il già scarno abaco di elementi adottato dal designer milanese. Premier propone infatti una semplificazione estrema del modello utilizzando due soli moduli imbottiti di sagoma più elaborata e suadente (semi-cilindrica per la seduta e ad arco ribassato/catenaria rovescia per lo schienale-bracciolo) uniti da un'unica cintura. Sobria ma non “seriosa”, ovvero assai meno “virilmente” industriale della versione belliniana, la coinvolgente formosità dell'insieme, fa apparire Premier forse anche più accattivante e ricettiva della già efficace produzione Cassina. Su questa proposta progettuale la ditta Tre D – che diventerà successivamente ARKETIPO –, nasce e si segnala sul mercato furniture, ottenendo un tale successo da porre le più solide basi per un lunghissimo sodalizio che – pur non senza contrasti – legherà il designer all'azienda per circa 40 anni.
Seguono prodotti di rilievo quali Okay (1970), nel quale Piazzesi reinterpreta da par suo quanto Compasso d'Oro, Afra Bianchin e Tobia Scarpa avevano proposto l'anno precedente con Soriana (1969). Di quest'ultimo progetto, prodotto sempre da Cassina, il designer toscano offre una pressoché contemporanea “variante in corso d'opera” partendo dallo stesso concetto informatore. Meglio riuscite e notevolmente più glam dell'originale. Entrambe le versioni – divano e poltrona – sono peraltro rese maggiormente fruibili, oltre che aggraziate e attraenti, dall'essere opportunamente dotate di braccioli: un paio di “poggi” rigonfi laterali stabilizzati mediante un efficace e intuitivo progetto della struttura in acciaio cromato di sostegno dell'imbottito (quattro morbidi blocchi in schiuma poliuretanica sagomata a sofficità differenziata con leggere armature metalliche interne e supporti di appoggio).
Talento polivalente, Piazzesi opera nel settore del furniture per circa mezzo secolo. Sovente riconosciuto (specie da esperti e concorrenti di settore) come un autorevole protagonista del gusto plastico-formale, partecipa a innumerevoli edizioni del Salone del Mobile di Milano e alle ricorrenti occasioni espositive di Parigi e Francoforte, sia in veste di designer di prodotto sia come progettista degli stand aziendali (attività, quest'ultima, di cui è senz'altro un raffinato interprete).
Designer, ma anche pittore e scultore, Piazzesi approccia il progetto alla luce del rapporto tra l’oggetto e chi lo utilizza; per lui il design non è un accessorio, ma una parte integrante del marketing e della produzione, nel quale riversare la sensibilità artistica e l’attitudine progettuale.
Adriano Piazzesi avrebbe potuto intraprendere qualsiasi altra strada: scrittore, poeta, pittore, performer addirittura. E avrebbe comunque avuto una carriera brillante ed eccezionale. Perché Adriano non era un uomo comune. Come non lo è ARKETIPO. E Piazzesi si rese presto conto che la sua arte poteva risuonare all’unisono con l’etica di ARKETIPO, che non a caso è stata la sua collaborazione più lunga e proficua (circa 40 anni).

Disponibili la scheda del prodotto, con allegate le istruzioni per l'uso e il certificato di garanzia con indicazione del designer e, in generale, di tutte le notizie sopra fornite.

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Riccardo Forti
Experte
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