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Luca Giordano (1632 - 1705), Aus der Werkstatt von - Circoncisione di Gesù
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Luca Giordano (1632 - 1705), Aus der Werkstatt von - Circoncisione di Gesù

Workshop of LUCA GIORDANO (Napoli, 1632 – 1705) Circoncisione di Gesù Olio su tela, cm. 48 x 38 NOTE: Pubblicazione catalogo opere della collezione Intermidiart. Opera non firmata. Certificato di Garanzia e Lecita Provenienza. Opera senza cornice: Presentiamo in catalogo uno splendido dipinto a olio su tela, autentico gioiello pittorico eseguito con notevole perizia tecnica, raffigurante La Circoncisione di Gesù, episodio narrato nel Vangelo secondo Luca, nel quale il neonato viene sottoposto al rito della circoncisione e riceve formalmente il proprio nome. L'opera non si limita a illustrare un evento storico-religioso, ma sviluppa un articolato programma iconografico ricco di riferimenti teologici e simbolici, pienamente riconducibile alla cultura figurativa della Controriforma. La composizione si organizza secondo una struttura piramidale asimmetrica, nella quale la luce, penetrando diagonalmente nell'oscurità del tempio, guida lo sguardo dell'osservatore dal primo piano verso il fulcro della scena. Al centro dell'impianto drammatico appare Gesù Bambino, disteso sopra una struttura lapidea squadrata. Nell'iconografia cristiana tale elemento assume un significato particolarmente denso: non rappresenta soltanto la tavola rituale del tempio, ma costituisce una chiara prefigurazione della Passione, anticipando visivamente sia l'altare del sacrificio eucaristico sia la pietra del sepolcro. La nudità del neonato, che mette in evidenza la fragilità della carne, sottolinea inoltre il mistero dell'Incarnazione, ribadendo come Dio abbia assunto pienamente la natura umana e sia quindi soggetto alla sofferenza fisica. Sul lato destro della composizione si svolge l'adempimento del precetto mosaico. Il sacerdote, avvolto in solenni paramenti liturgici, è colto nell'atto di compiere il rito. La postura incurvata e il gesto del braccio teso esprimono la rispettosa sottomissione alla Legge antica. Alle sue spalle, alcuni leviti assistono con atteggiamento concentrato e severo, incarnando la tradizione e il ruolo di garanti della comunità ebraica che accoglie il neonato. Sul lato sinistro si concentra invece la dimensione emotiva e spirituale dell'evento. La Vergine Maria non è rappresentata in un atteggiamento di disperazione, ma si protende verso il Figlio con le mani aperte, gesto che esprime simultaneamente dolore materno e consapevole offerta. Attraverso questa posa, l'artista allude all'accettazione del destino redentivo di Cristo. San Giuseppe, collocato leggermente più arretrato e avvolto dalle ombre, assume invece il ruolo simbolico del custode silenzioso, incarnando la protezione paterna e la discrezione che tradizionalmente caratterizzano la sua figura. Nella parte inferiore del dipinto compaiono due figure contrapposte che svolgono la funzione di intermediari tra la scena sacra e lo spettatore. A sinistra, una donna inginocchiata, raffigurata di spalle, si prostra davanti all'altare; la sua presenza costituisce un vero e proprio specchio devozionale per il fedele, invitato a partecipare spiritualmente all'evento attraverso l'adorazione e la contemplazione. Tale figura può essere interpretata anche come un'allegoria della Chiesa. Sul lato opposto compare invece un putto alato, elemento tipico del linguaggio barocco e rococò, che introduce una nota di dinamismo e collega simbolicamente la dimensione terrena a quella celeste, ricordando come l'azione rappresentata sia guidata dalla volontà divina. Dal punto di vista dogmatico, la Circoncisione coincide con il momento in cui a Gesù viene imposto il nome e, soprattutto, con il primo spargimento del suo sangue per la redenzione dell'umanità. L'iconografia della tela è dunque concepita per collegare indissolubilmente la nascita di Cristo al sacrificio della Croce: la ferita dell'infanzia diviene preannuncio della Passione e promessa della salvezza universale. L'opera costituisce un pregevole esempio della tradizione pittorica napoletana tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento. L'intera composizione è animata da un intenso dinamismo, evidente nelle posture delle figure, nei panneggi agitati delle vesti e nell'architettura appena accennata sullo sfondo, immersa in tonalità calde e brunite. Alla plasticità delle forme si accompagna un sapiente uso della luce e del colore, organizzato secondo un andamento diagonale che accentua ulteriormente il senso di movimento e la tensione narrativa. L'opera manifesta evidenti affinità con il linguaggio figurativo di Luca Giordano e della sua prolifica bottega, protagonista della stagione artistica che accompagna il passaggio dal pieno Barocco alle prime sensibilità rococò. Il successo di tali invenzioni compositive fu tale da favorire la realizzazione di numerose repliche e varianti, prodotte sia nell'ambito della stessa cerchia giordanesca sia da artisti attivi tra la Campania e il Veneto, destinate tanto a edifici religiosi quanto a collezioni private. Il dipinto, proveniente dal mercato antiquario con un'attribuzione generica alla scuola fiorentina del XVIII secolo, è stato successivamente ricondotto, su suggerimento della critica, all'ambito della scuola del Giordano maturo. Tale orientamento trova fondamento nelle caratteristiche stilistiche e tecniche dell'opera, nella qualità della stesura pittorica e nell'impianto compositivo, elementi che risultano pienamente coerenti con i modelli elaborati dal maestro napoletano e dalla sua cerchia. In merito al suo stato conservativo, la tela si presenta in condizioni generali discreti considerando l'epoca del dipinto. La superficie pittorica si presenta in patina, e sono evidenti diverse sgranature, piccole mancanze di pellicola pittorica e usure localizzate, visibili in particolar modo lungo i margini perimetrali (soprattutto sul bordo inferiore e nell'angolo in basso a sinistra) e sugli spigoli della tela. Lo strato protettivo superficiale appare notevolmente ingiallito, offuscato e ossidato dal tempo. Questo fenomeno tende a scurire i toni cromatici e ad appiattire parzialmente i contrasti del chiaroscuro originale. La tela originale presenta un vecchio rintelo, che non sembra necessitare di interventi. Il telaio potrebbe essere stato sostituito all'epoca del rintelo. Le misure della tela sono cm. 48 x 38. Il dipinto viene ceduto senza cornice, nonostante risulta impreziosita da una pregevole cornice dorata e lavorata. PROVENIENZA: Coll. Privata PUBBLICAZIONE:  Inedito;  I MITI E IL TERRITORIO nella Sicilia dalle mille culture. INEDITA QUADRERIA catalogo generale dei dipinti della collezione del ciclo “I Miti e il territorio”, Editore Lab_04, Marsala, 2026 (Pdf). Nel caso di vendita al di fuori del territorio italiano, l'acquirente dovrà attendere i tempi di evasione delle pratiche di esportazione.

Nr. 104833071

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Luca Giordano (1632 - 1705), Aus der Werkstatt von - Circoncisione di Gesù

Luca Giordano (1632 - 1705), Aus der Werkstatt von - Circoncisione di Gesù

Workshop of LUCA GIORDANO
(Napoli, 1632 – 1705)
Circoncisione di Gesù
Olio su tela, cm. 48 x 38


NOTE: Pubblicazione catalogo opere della collezione Intermidiart. Opera non firmata. Certificato di Garanzia e Lecita Provenienza. Opera senza cornice:

Presentiamo in catalogo uno splendido dipinto a olio su tela, autentico gioiello pittorico eseguito con notevole perizia tecnica, raffigurante La Circoncisione di Gesù, episodio narrato nel Vangelo secondo Luca, nel quale il neonato viene sottoposto al rito della circoncisione e riceve formalmente il proprio nome.
L'opera non si limita a illustrare un evento storico-religioso, ma sviluppa un articolato programma iconografico ricco di riferimenti teologici e simbolici, pienamente riconducibile alla cultura figurativa della Controriforma. La composizione si organizza secondo una struttura piramidale asimmetrica, nella quale la luce, penetrando diagonalmente nell'oscurità del tempio, guida lo sguardo dell'osservatore dal primo piano verso il fulcro della scena.
Al centro dell'impianto drammatico appare Gesù Bambino, disteso sopra una struttura lapidea squadrata. Nell'iconografia cristiana tale elemento assume un significato particolarmente denso: non rappresenta soltanto la tavola rituale del tempio, ma costituisce una chiara prefigurazione della Passione, anticipando visivamente sia l'altare del sacrificio eucaristico sia la pietra del sepolcro. La nudità del neonato, che mette in evidenza la fragilità della carne, sottolinea inoltre il mistero dell'Incarnazione, ribadendo come Dio abbia assunto pienamente la natura umana e sia quindi soggetto alla sofferenza fisica.
Sul lato destro della composizione si svolge l'adempimento del precetto mosaico. Il sacerdote, avvolto in solenni paramenti liturgici, è colto nell'atto di compiere il rito. La postura incurvata e il gesto del braccio teso esprimono la rispettosa sottomissione alla Legge antica. Alle sue spalle, alcuni leviti assistono con atteggiamento concentrato e severo, incarnando la tradizione e il ruolo di garanti della comunità ebraica che accoglie il neonato.
Sul lato sinistro si concentra invece la dimensione emotiva e spirituale dell'evento. La Vergine Maria non è rappresentata in un atteggiamento di disperazione, ma si protende verso il Figlio con le mani aperte, gesto che esprime simultaneamente dolore materno e consapevole offerta. Attraverso questa posa, l'artista allude all'accettazione del destino redentivo di Cristo. San Giuseppe, collocato leggermente più arretrato e avvolto dalle ombre, assume invece il ruolo simbolico del custode silenzioso, incarnando la protezione paterna e la discrezione che tradizionalmente caratterizzano la sua figura.
Nella parte inferiore del dipinto compaiono due figure contrapposte che svolgono la funzione di intermediari tra la scena sacra e lo spettatore. A sinistra, una donna inginocchiata, raffigurata di spalle, si prostra davanti all'altare; la sua presenza costituisce un vero e proprio specchio devozionale per il fedele, invitato a partecipare spiritualmente all'evento attraverso l'adorazione e la contemplazione. Tale figura può essere interpretata anche come un'allegoria della Chiesa. Sul lato opposto compare invece un putto alato, elemento tipico del linguaggio barocco e rococò, che introduce una nota di dinamismo e collega simbolicamente la dimensione terrena a quella celeste, ricordando come l'azione rappresentata sia guidata dalla volontà divina.
Dal punto di vista dogmatico, la Circoncisione coincide con il momento in cui a Gesù viene imposto il nome e, soprattutto, con il primo spargimento del suo sangue per la redenzione dell'umanità. L'iconografia della tela è dunque concepita per collegare indissolubilmente la nascita di Cristo al sacrificio della Croce: la ferita dell'infanzia diviene preannuncio della Passione e promessa della salvezza universale.
L'opera costituisce un pregevole esempio della tradizione pittorica napoletana tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento. L'intera composizione è animata da un intenso dinamismo, evidente nelle posture delle figure, nei panneggi agitati delle vesti e nell'architettura appena accennata sullo sfondo, immersa in tonalità calde e brunite. Alla plasticità delle forme si accompagna un sapiente uso della luce e del colore, organizzato secondo un andamento diagonale che accentua ulteriormente il senso di movimento e la tensione narrativa.
L'opera manifesta evidenti affinità con il linguaggio figurativo di Luca Giordano e della sua prolifica bottega, protagonista della stagione artistica che accompagna il passaggio dal pieno Barocco alle prime sensibilità rococò. Il successo di tali invenzioni compositive fu tale da favorire la realizzazione di numerose repliche e varianti, prodotte sia nell'ambito della stessa cerchia giordanesca sia da artisti attivi tra la Campania e il Veneto, destinate tanto a edifici religiosi quanto a collezioni private.
Il dipinto, proveniente dal mercato antiquario con un'attribuzione generica alla scuola fiorentina del XVIII secolo, è stato successivamente ricondotto, su suggerimento della critica, all'ambito della scuola del Giordano maturo. Tale orientamento trova fondamento nelle caratteristiche stilistiche e tecniche dell'opera, nella qualità della stesura pittorica e nell'impianto compositivo, elementi che risultano pienamente coerenti con i modelli elaborati dal maestro napoletano e dalla sua cerchia.
In merito al suo stato conservativo, la tela si presenta in condizioni generali discreti considerando l'epoca del dipinto. La superficie pittorica si presenta in patina, e sono evidenti diverse sgranature, piccole mancanze di pellicola pittorica e usure localizzate, visibili in particolar modo lungo i margini perimetrali (soprattutto sul bordo inferiore e nell'angolo in basso a sinistra) e sugli spigoli della tela. Lo strato protettivo superficiale appare notevolmente ingiallito, offuscato e ossidato dal tempo. Questo fenomeno tende a scurire i toni cromatici e ad appiattire parzialmente i contrasti del chiaroscuro originale.
La tela originale presenta un vecchio rintelo, che non sembra necessitare di interventi. Il telaio potrebbe essere stato sostituito all'epoca del rintelo. Le misure della tela sono cm. 48 x 38.
Il dipinto viene ceduto senza cornice, nonostante risulta impreziosita da una pregevole cornice dorata e lavorata.

PROVENIENZA: Coll. Privata

PUBBLICAZIONE:
 Inedito;
 I MITI E IL TERRITORIO nella Sicilia dalle mille culture. INEDITA QUADRERIA catalogo generale dei dipinti della collezione del ciclo “I Miti e il territorio”, Editore Lab_04, Marsala, 2026 (Pdf).

Nel caso di vendita al di fuori del territorio italiano, l'acquirente dovrà attendere i tempi di evasione delle pratiche di esportazione.

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Caterina Maffeis
Experte
Schätzung  € 4.500 - € 5.000

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