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Anonimo - Manoscritti Religiosi e Omelie (1940-1942) - Anno Giubilare di Papa Pio XII con biglietto della - 1940
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Anonimo - Manoscritti Religiosi e Omelie (1940-1942) - Anno Giubilare di Papa Pio XII con biglietto della - 1940

Insieme storico composto da 3 discorsi religiosi manoscritti (omelie) risalenti al periodo della seconda guerra mondiale (1940-1942), ad opera di autore anonimo (presumibilmente un alto prelato o esponente del clero romano). i documenti sono accompagnati da un biglietto ufficiale coevo. Il lotto è composto nel dettaglio da: Primo manoscritto (1940): omelia / discorso religioso datato 1940, composto da 26 pagine. Secondo manoscritto (1941): omelia / discorso religioso datato 1941, composto da 12 pagine. Terzo manoscritto (1942): importante discorso redatto in occasione del 2 giugno 1942, anno giubilare di papa pio xii (nel venticinquesimo anniversario della sua consacrazione episcopale). composto da 20 pagine. Inserto allegato: bigliettino promemoria ufficiale coevo con l'intestazione stampata "Sacrosanta Arcibasilica Lateranense" (San Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma), elemento che colloca storicamente la stesura dei testi negli ambienti vaticani e della diocesi del pontefice. Discorso III (2 giugno 1942 - 20 pagine) • Il giubileo di Papa Pio XII : È senza dubbio il pezzo forte dell'intero lotto sotto il profilo storico-documentario. Come espressamente indicato sul manoscritto, il discorso viene pronunciato il 2 giugno 1942, giorno della festa nominale del pontefice e momento culminante delle celebrazioni per il 25° anniversario della consacrazione episcopale di Pio XII (1917-1942), l'anno giubilare celebrato in piena guerra. L'omelia è un vibrante omaggio alla figura del papa come vicario di Cristo e baluardo di pace nel mondo sconvolto dalle armi. L'autore scrive con solennità: «Oggi, nel XXV della sua consacrazione, l'orbe cattolico si stringe intorno al pastore supremo...», invocando la protezione divina sul cammino della Chiesa e sulla città di Roma. Il testo è un'analisi profonda e drammatica del momento storico. L'autore descrive la Seconda Guerra Mondiale come un "ciclone devastatore" e una "follia" che contrappone la distruzione materiale alla missione di pace del Papa. Vengono citati il monumento a Benedetto XV (il Papa della Grande Guerra) e parallelismi manzoniani con la peste di San Carlo per illustrare la sofferenza dei popoli. Rilievo Critico: Di particolare interesse è la critica alle teorie che definiscono la guerra come una "necessità biosociologica", definendola invece una piaga che accumula rovine e lutti. Il discorso si articola come un'appassionata esegesi del ruolo del romano pontefice in un momento in cui l'Europa e il mondo sono devastati dalla guerra. Dai fogli si estraggono tre nuclei concettuali di grandissimo interesse storico: 1. L'esaltazione della figura del papa come vicario di Cristo L'autore costruisce il discorso attorno alla figura teologica del pontefice, legando la fedeltà a Pio XII alla sopravvivenza stessa della civiltà cristiana. Il passaggio chiave: Nelle prime pagine si legge una solenne dichiarazione di devozione romana: «Oggi, nel XXV della sua consacrazione, l'orbe cattolico si stringe intorno al pastore supremo...». Il testo prosegue definendo il papa come l'ancora di salvezza della fede nel marasma dei tempi moderni. 2. Il drammatico richiamo alla pace in piena seconda guerra mondiale (1942) Il 1942 rappresenta uno degli anni più cupi e incerti del conflitto. L'omelia riflette pienamente questa angoscia planetaria, riecheggiando i famosi radiomessaggi di pace di Pio XII. Il passaggio chiave: L'omelia affronta direttamente il tema della sofferenza dei popoli e dell'ingiustizia delle armi, elevando il Laterano e il Vaticano a fari di speranza: «In questo momento di universale smarrimento, dove le nazioni si scontrano nell'odio, la voce del vicario di Cristo si leva solitaria a indicare la via della vera giustizia e della pace». L'autore esorta i fedeli a pregare affinché il sacrificio spirituale del pontefice possa abbreviare i giorni della tribolazione. 3. Il legame indissolubile tra la Chiesa e la città di Roma ("Omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput"), il testo rimarca con forza il primato della diocesi romana e il ruolo protettivo del papa verso la sua città, un tema che diventerà centrale l'anno successivo (1943) con i bombardamenti e l'occupazione di Roma. Il passaggio chiave: Verso la conclusione, il manoscritto sviluppa una vibrante preghiera per le sorti della città e della Chiesa universale, invocando che il ministero Pacelliano possa guidare il popolo cristiano fuori dalla tempesta della guerra. Discorso I (1940 - 26 pagine) • Il dogma e la centralità della fede: Un testo denso e dottrinale, incentrato sulla difesa e sull'esaltazione dei misteri della fede cattolica di fronte alle sfide della modernità. Lo scritto si apre con una solenne dichiarazione programmatica: «Il mistero è l'oggetto della fede. Credere vuol dire l'assenso dell'intelletto a verità non vedute...». L'autore articola l'omelia analizzando il rapporto tra ragione, rivelazione e l'autorità della Chiesa, offrendo una guida spirituale solida in un anno segnato dall'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale. Discorso II (1941 - 12 pagine) • La prova spirituale e la grazia: Un'omelia dal tono più intimo e pastorale, focalizzata sul valore della grazia divina e sulla costanza nelle tribolazioni. Un passaggio di forte impatto recita: «La grazia di Dio è sorgente di vita... ma esige la vigilanza e la corrispondenza del cuore umano». Il testo affronta la necessità del distacco dalle lusinghe materiali e della fortezza interiore, temi che dovevano risuonare in modo particolarmente profondo nell'animo dei fedeli che vivevano le privazioni e le ansie del 1941.

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Insieme storico composto da 3 discorsi religiosi manoscritti (omelie) risalenti al periodo della seconda guerra mondiale (1940-1942), ad opera di autore anonimo (presumibilmente un alto prelato o esponente del clero romano). i documenti sono accompagnati da un biglietto ufficiale coevo.

Il lotto è composto nel dettaglio da:

Primo manoscritto (1940): omelia / discorso religioso datato 1940, composto da 26 pagine.

Secondo manoscritto (1941): omelia / discorso religioso datato 1941, composto da 12 pagine.

Terzo manoscritto (1942): importante discorso redatto in occasione del 2 giugno 1942, anno giubilare di papa pio xii (nel venticinquesimo anniversario della sua consacrazione episcopale). composto da 20 pagine.

Inserto allegato: bigliettino promemoria ufficiale coevo con l'intestazione stampata "Sacrosanta Arcibasilica Lateranense" (San Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma), elemento che colloca storicamente la stesura dei testi negli ambienti vaticani e della diocesi del pontefice.

Discorso III (2 giugno 1942 - 20 pagine) • Il giubileo di Papa Pio XII :
È senza dubbio il pezzo forte dell'intero lotto sotto il profilo storico-documentario. Come espressamente indicato sul manoscritto, il discorso viene pronunciato il 2 giugno 1942, giorno della festa nominale del pontefice e momento culminante delle celebrazioni per il 25° anniversario della consacrazione episcopale di Pio XII (1917-1942), l'anno giubilare celebrato in piena guerra.
L'omelia è un vibrante omaggio alla figura del papa come vicario di Cristo e baluardo di pace nel mondo sconvolto dalle armi. L'autore scrive con solennità: «Oggi, nel XXV della sua consacrazione, l'orbe cattolico si stringe intorno al pastore supremo...», invocando la protezione divina sul cammino della Chiesa e sulla città di Roma.

Il testo è un'analisi profonda e drammatica del momento storico. L'autore descrive la Seconda Guerra Mondiale come un "ciclone devastatore" e una "follia" che contrappone la distruzione materiale alla missione di pace del Papa. Vengono citati il monumento a Benedetto XV (il Papa della Grande Guerra) e parallelismi manzoniani con la peste di San Carlo per illustrare la sofferenza dei popoli.
Rilievo Critico: Di particolare interesse è la critica alle teorie che definiscono la guerra come una "necessità biosociologica", definendola invece una piaga che accumula rovine e lutti.

Il discorso si articola come un'appassionata esegesi del ruolo del romano pontefice in un momento in cui l'Europa e il mondo sono devastati dalla guerra. Dai fogli si estraggono tre nuclei concettuali di grandissimo interesse storico:

1. L'esaltazione della figura del papa come vicario di Cristo
L'autore costruisce il discorso attorno alla figura teologica del pontefice, legando la fedeltà a Pio XII alla sopravvivenza stessa della civiltà cristiana.

Il passaggio chiave: Nelle prime pagine si legge una solenne dichiarazione di devozione romana: «Oggi, nel XXV della sua consacrazione, l'orbe cattolico si stringe intorno al pastore supremo...». Il testo prosegue definendo il papa come l'ancora di salvezza della fede nel marasma dei tempi moderni.

2. Il drammatico richiamo alla pace in piena seconda guerra mondiale (1942)
Il 1942 rappresenta uno degli anni più cupi e incerti del conflitto. L'omelia riflette pienamente questa angoscia planetaria, riecheggiando i famosi radiomessaggi di pace di Pio XII.

Il passaggio chiave: L'omelia affronta direttamente il tema della sofferenza dei popoli e dell'ingiustizia delle armi, elevando il Laterano e il Vaticano a fari di speranza: «In questo momento di universale smarrimento, dove le nazioni si scontrano nell'odio, la voce del vicario di Cristo si leva solitaria a indicare la via della vera giustizia e della pace». L'autore esorta i fedeli a pregare affinché il sacrificio spirituale del pontefice possa abbreviare i giorni della tribolazione.

3. Il legame indissolubile tra la Chiesa e la città di Roma
("Omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput"), il testo rimarca con forza il primato della diocesi romana e il ruolo protettivo del papa verso la sua città, un tema che diventerà centrale l'anno successivo (1943) con i bombardamenti e l'occupazione di Roma.

Il passaggio chiave: Verso la conclusione, il manoscritto sviluppa una vibrante preghiera per le sorti della città e della Chiesa universale, invocando che il ministero Pacelliano possa guidare il popolo cristiano fuori dalla tempesta della guerra.

Discorso I (1940 - 26 pagine) • Il dogma e la centralità della fede:
Un testo denso e dottrinale, incentrato sulla difesa e sull'esaltazione dei misteri della fede cattolica di fronte alle sfide della modernità. Lo scritto si apre con una solenne dichiarazione programmatica: «Il mistero è l'oggetto della fede. Credere vuol dire l'assenso dell'intelletto a verità non vedute...». L'autore articola l'omelia analizzando il rapporto tra ragione, rivelazione e l'autorità della Chiesa, offrendo una guida spirituale solida in un anno segnato dall'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale.

Discorso II (1941 - 12 pagine) • La prova spirituale e la grazia:
Un'omelia dal tono più intimo e pastorale, focalizzata sul valore della grazia divina e sulla costanza nelle tribolazioni. Un passaggio di forte impatto recita: «La grazia di Dio è sorgente di vita... ma esige la vigilanza e la corrispondenza del cuore umano». Il testo affronta la necessità del distacco dalle lusinghe materiali e della fortezza interiore, temi che dovevano risuonare in modo particolarmente profondo nell'animo dei fedeli che vivevano le privazioni e le ansie del 1941.


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