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G. Nanni - Antiquitatum Variarum Autres - 1560
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G. Nanni - Antiquitatum Variarum Autres - 1560

L’autore (o meglio, gli autori) Questa non è l’opera di un singolo scrittore, ma una raccolta di testi antichi e pseudo-antichi dedicati alle antichità. Il catalogo posto all’inizio elenca, tra gli altri: Myrsilus di Lesbo (De origine Italiae & Tyrrhenorum) Marco Porcio Catone (Originum) Archiloco (De temporibus) Beroso di Babilonia (Antiquitatum) Manetone (De regibus Aegyptiorum) Quinto Fabio Pittore, Sempronio, Solino, Pomponio Mela, Pomponio Leto, Fenestella e altri. Molti di questi “frammenti” non sono autentici. La raccolta deriva in gran parte dalle falsificazioni elaborate alla fine del Quattrocento da Giovanni Nanni (meglio noto come Annio da Viterbo, 1432-1502), domenicano e falsario erudito che inventò interi corpora di autori antichi per glorificare le origini etrusche e italiche e per rivaleggiare con le tradizioni greche e bibliche. Lo stampatore L’edizione del 1560 porta l’impronta degli eredi di Sébastien Gryphe (Sebastian Gryphius, 1493/94–1556), uno dei più importanti tipografi umanisti del Cinquecento. Originario di Reutlingen, Gryphe si formò in Germania e a Venezia prima di stabilirsi a Lione, diventando il più prolifico editore della città. Stampò oltre 1.300 edizioni, privilegiando testi classici, umanistici e scolastici. Fu amico e stampatore di François Rabelais e pubblicò numerose opere di Erasmo. Alla sua morte (1556) l’officina passò al figlio illegittimo Antoine Gryphe, che continuò a usare il celebre marchio tipografico del grifone con il motto ciceroniano Virtute duce, comite fortuna (“Con la virtù come guida e la fortuna come compagna”). L’edizione del 1560 rientra proprio in questa fase di continuità sotto la formula “Apud Haered. Seb. Gryphii”. Contesto storico e collegamenti L’opera si colloca nel pieno della cultura antiquaria rinascimentale, in un’epoca in cui l’Europa cercava nelle origini remote la legittimazione delle proprie nazioni e dinastie. Annio da Viterbo aveva pubblicato i suoi falsi nel 1498 (Commentaria super opera diversorum auctorum de antiquitatibus). Nonostante le critiche (già Erasmus e più tardi gli eruditi seicenteschi ne dimostrarono la natura spuria), questi testi circolarono ampiamente per tutto il Cinquecento perché rispondevano a un bisogno politico e culturale: dare all’Italia (e in particolare all’Etruria) un passato glorioso indipendente da Grecia e Roma. La raccolta include anche testi autentici o semi-autentici (Pomponio Mela sulla geografia, Fenestella sui magistrati romani, Pomponio Leto sulle antichità urbane), inseriti in un mosaico che mescolava vero e falso. Lione, nel 1560, era ancora una delle capitali europee del libro, in un momento di tensione religiosa (le guerre di religione francesi erano alle porte) e di forte scambio culturale con l’Italia e con i Paesi Bassi. Personaggi e episodi collegati: Annio da Viterbo e la corte papale di Alessandro VI Borgia, che aveva sostenuto le sue “scoperte”. Gli umanisti italiani (Pomponio Leto e l’Accademia Romana) che avevano risvegliato l’interesse per le antichità romane. La grande stagione tipografica lionese, che faceva da ponte tra l’Italia e il Nord Europa. Significato dell’opera La Antiquitatum Variarum Autores rappresenta un tipico prodotto della curiosità antiquaria cinquecentesca: un piccolo volume tascabile (in-16°) destinato a studiosi e lettori colti che desideravano avere a portata di mano le “fonti” sulle origini dei popoli, sulla geografia antica e sulle istituzioni romane. Anche se oggi sappiamo che gran parte del materiale è spurio, all’epoca queste pagine alimentarono storie nazionali, genealogie principesche e riflessioni sul passato. Costituiscono inoltre una testimonianza preziosa di come, tra Quattro e Cinquecento, si costruisse (e a volte si inventasse) la memoria storica. Conclusione Stampata a Lione nel 1560 dagli eredi di uno dei più grandi tipografi umanisti d’Europa, la Antiquitatum Variarum Autores è un libro emblematico del Rinascimento: un crocevia tra filologia, falsificazione erudita, passione antiquaria e industria tipografica. Conserva ancora oggi il fascino di un’epoca che, nel tentativo di riscoprire l’antico, finì per reinventarlo. Collazione e stato di preservazione 1pp, (928pp) Ottimo stato di preservazione, legatura in armi con bordature d'orate coeve, esemplare di grande rarita' collezionistica Spedizione express consegna in 24h lavorative in tutta europa e 48 lavorative per i paesi extra UE

No. 107190881

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G. Nanni - Antiquitatum Variarum Autres - 1560

G. Nanni - Antiquitatum Variarum Autres - 1560

L’autore (o meglio, gli autori)
Questa non è l’opera di un singolo scrittore, ma una raccolta di testi antichi e pseudo-antichi dedicati alle antichità. Il catalogo posto all’inizio elenca, tra gli altri:

Myrsilus di Lesbo (De origine Italiae & Tyrrhenorum)
Marco Porcio Catone (Originum)
Archiloco (De temporibus)
Beroso di Babilonia (Antiquitatum)
Manetone (De regibus Aegyptiorum)
Quinto Fabio Pittore, Sempronio, Solino, Pomponio Mela, Pomponio Leto, Fenestella e altri.

Molti di questi “frammenti” non sono autentici. La raccolta deriva in gran parte dalle falsificazioni elaborate alla fine del Quattrocento da Giovanni Nanni (meglio noto come Annio da Viterbo, 1432-1502), domenicano e falsario erudito che inventò interi corpora di autori antichi per glorificare le origini etrusche e italiche e per rivaleggiare con le tradizioni greche e bibliche.




Lo stampatore
L’edizione del 1560 porta l’impronta degli eredi di Sébastien Gryphe (Sebastian Gryphius, 1493/94–1556), uno dei più importanti tipografi umanisti del Cinquecento.
Originario di Reutlingen, Gryphe si formò in Germania e a Venezia prima di stabilirsi a Lione, diventando il più prolifico editore della città. Stampò oltre 1.300 edizioni, privilegiando testi classici, umanistici e scolastici. Fu amico e stampatore di François Rabelais e pubblicò numerose opere di Erasmo.
Alla sua morte (1556) l’officina passò al figlio illegittimo Antoine Gryphe, che continuò a usare il celebre marchio tipografico del grifone con il motto ciceroniano Virtute duce, comite fortuna (“Con la virtù come guida e la fortuna come compagna”). L’edizione del 1560 rientra proprio in questa fase di continuità sotto la formula “Apud Haered. Seb. Gryphii”.




Contesto storico e collegamenti
L’opera si colloca nel pieno della cultura antiquaria rinascimentale, in un’epoca in cui l’Europa cercava nelle origini remote la legittimazione delle proprie nazioni e dinastie.

Annio da Viterbo aveva pubblicato i suoi falsi nel 1498 (Commentaria super opera diversorum auctorum de antiquitatibus). Nonostante le critiche (già Erasmus e più tardi gli eruditi seicenteschi ne dimostrarono la natura spuria), questi testi circolarono ampiamente per tutto il Cinquecento perché rispondevano a un bisogno politico e culturale: dare all’Italia (e in particolare all’Etruria) un passato glorioso indipendente da Grecia e Roma.
La raccolta include anche testi autentici o semi-autentici (Pomponio Mela sulla geografia, Fenestella sui magistrati romani, Pomponio Leto sulle antichità urbane), inseriti in un mosaico che mescolava vero e falso.
Lione, nel 1560, era ancora una delle capitali europee del libro, in un momento di tensione religiosa (le guerre di religione francesi erano alle porte) e di forte scambio culturale con l’Italia e con i Paesi Bassi.

Personaggi e episodi collegati:

Annio da Viterbo e la corte papale di Alessandro VI Borgia, che aveva sostenuto le sue “scoperte”.
Gli umanisti italiani (Pomponio Leto e l’Accademia Romana) che avevano risvegliato l’interesse per le antichità romane.
La grande stagione tipografica lionese, che faceva da ponte tra l’Italia e il Nord Europa.





Significato dell’opera
La Antiquitatum Variarum Autores rappresenta un tipico prodotto della curiosità antiquaria cinquecentesca: un piccolo volume tascabile (in-16°) destinato a studiosi e lettori colti che desideravano avere a portata di mano le “fonti” sulle origini dei popoli, sulla geografia antica e sulle istituzioni romane.
Anche se oggi sappiamo che gran parte del materiale è spurio, all’epoca queste pagine alimentarono storie nazionali, genealogie principesche e riflessioni sul passato. Costituiscono inoltre una testimonianza preziosa di come, tra Quattro e Cinquecento, si costruisse (e a volte si inventasse) la memoria storica.


Conclusione
Stampata a Lione nel 1560 dagli eredi di uno dei più grandi tipografi umanisti d’Europa, la Antiquitatum Variarum Autores è un libro emblematico del Rinascimento: un crocevia tra filologia, falsificazione erudita, passione antiquaria e industria tipografica. Conserva ancora oggi il fascino di un’epoca che, nel tentativo di riscoprire l’antico, finì per reinventarlo.


Collazione e stato di preservazione

1pp, (928pp) Ottimo stato di preservazione, legatura in armi con bordature d'orate coeve, esemplare di grande rarita' collezionistica

Spedizione
express consegna in 24h lavorative in tutta europa e 48 lavorative per i paesi extra UE

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Volker Riepenhausen
Expert
Estimate  € 400 - € 650

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